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Leggi tutto...Se stai pagando click e ti arrivano contatti sbagliati, fuori zona o “curiosi”, non è magia nera e non è “Google che non funziona”.
Di solito è una combinazione di campagna impostata male, query fuori controllo e soprattutto pagina che non converte.
Io parto dai numeri (margini e valore cliente), poi metto ordine in Ads e nella landing.
La maggior parte delle campagne Google Ads “che non funzionano” in area Milano–Pavia–Lodi fallisce per tre motivi:
(1) traffico su query poco rilevanti, (2) geografia lasciata troppo ampia, (3) sito/landing lenta o generica.
Un account può pagare di più lo stesso click se la pagina è peggiore del concorrente.
Il mio approccio: prima obiettivi reali, marginalità e valore cliente, poi analisi concorrenza e territorio; solo dopo si tocca Ads.
Quando mi dicono “Google Ads non funziona”, io non parto con la predica.
Spesso la frase è vera: non funziona perché viene usato male.
E a Milano questa cosa si vede subito, perché se sbagli paghi caro: competizione alta, aste aggressive, clienti meno pazienti.
Il punto che tanti non vogliono sentirsi dire è questo:
se mandi traffico su un sito che non convince, stai comprando visite per farle scappare.
Non è un problema di Ads, è un problema di percorso: annuncio → pagina → contatto → vendita.
Non è “karma digitale”. È asta + qualità.
Se il tuo concorrente ha una pagina veloce, chiara, piena di prove (recensioni, casi, foto, garanzie),
e tu mandi traffico su una pagina lenta e generica, Google tende a considerarti meno utile.
Risultato: paghi di più per competere e spesso ottieni meno.
L’ossessione per il CPC è un classico. Ma il CPC da solo non ti dice niente.
Se un cliente ti vale 2.000€, 5.000€, 20.000€ nel tempo, quello che conta è:
quanto ti costa ottenere un contatto buono e quanti contatti buoni diventano vendite.
L’AI non ha la tua marginalità, non conosce il tuo team, non sa cosa succede al telefono.
Se la lasci libera con obiettivi vaghi, trova volume e lo compra: query ambigue, gente fuori zona, ricerche “facili”.
Funziona bene quando le dai paletti e segnali corretti. Altrimenti fa quello che le conviene: spendere.
Cosa funziona:
Cosa ti brucia budget:
Quando un account è messo male, la tentazione è “smanettare subito” su Google Ads.
Io faccio il contrario: prima metto a terra la realtà dell’azienda. Poi ottimizzo.
Mi servono dettagli concreti: cosa vendi davvero, quali clienti vuoi e quali no, dove lavori (Milano città? provincia? Pavia? Lodi?),
cosa ti fa perdere tempo, capacità attuale del team. Questa parte evita metà degli sprechi.
“Più contatti” non è un obiettivo, è un desiderio. Obiettivi reali sono numeri e qualità: contatti qualificati, appuntamenti,
richieste in zona, riduzione dei perditempo, saturazione agenda.
Qui si smette di giocare. Se il margine non regge il costo lead, non c’è ottimizzazione che tenga.
Si può lavorare su targeting, offerta, pagina, processo commerciale… ma prima serve capire i numeri.
Costruiamo un numero guida (semplice): valore vendita × margine × tasso di chiusura.
Così capiamo qual è un costo contatto sostenibile.
Milano non è Lodi. Pavia ha dinamiche diverse. In provincia cambiano anche i messaggi che funzionano.
Io guardo chi compare davvero in SERP, che pagina usa, che promessa fa (e cosa evita).
Solo dopo si entra in Ads.
“Mettiamo tutto in automatico. Allarghiamo le corrispondenze. Aumentiamo budget così l’algoritmo impara più in fretta.”
L’ho fatto. E mi è costato soldi e un cliente.
— episodio reale, non da manuale
Avevo un cliente locale. Campagna sotto controllo, non perfetta ma stabile.
Arriva il “consulente Google” (casa madre) e spinge sull’automazione + budget.
Io, in quel momento, ho pensato: “Ok, magari hanno dati che io non ho”. Gli do corda.
Risultato nei giorni successivi:
budget raddoppiato in pochi giorni, click fuori zona, query non pertinenti ma con volume,
contatti inutili. Report “bello” (impression/click) e business fermo.
Ho aperto caso con assistenza Google: esempi concreti, query e località. Risposte lente e generiche.
Nel frattempo i soldi bruciavano. Il cliente, giustamente, si è stufato. E l’ho perso.
Per molte attività locali, la Search è ancora il cuore:
intercetti domanda già calda, controlli query, controlli zona, controlli messaggio.
Performance Max può funzionare, ma non come “scorciatoia”.
Non amo account enormi solo per far scena. Poche campagne fatte bene battono 40 campagne “a caso”.
Separare intenti, separare servizi, lavorare su annunci chiari e pagine coerenti: è lì che vinci.
Nessuno lo vuole fare perché è noioso. È proprio per questo che funziona.
A Milano basta una settimana “lasciata lì” con broad e senza negativi per buttare soldi su ricerche inutili.
Una landing che converte non è quella che vince un premio design.
È quella che dice subito: per chi è, per chi non è, cosa succede dopo il form, e perché fidarsi.
Mini-check pratico:
Se vendi un servizio specifico e mandi sulla home, stai pagando per far perdere tempo alle persone.
Una home parla a tutti. Una landing parla a chi deve contattarti adesso.
Milano è piena di utenti “di passaggio” (lavoro, treni, tangenziali).
Se non imposti bene la geografia e non controlli i report, ti trovi lead fuori provincia.
Se conti come conversione scroll, tempo pagina o click WhatsApp senza conversazione, stai ottimizzando sul rumore.
Poi l’AI “migliora”… ma migliora quello che le hai detto di migliorare: eventi inutili.
Preferisco dirtelo qui, così evitiamo teatrini.
Se invece vuoi un lavoro serio, con numeri in chiaro e scelte spiegate (anche scomode), allora sì: ci capiamo.
Capisco settore, zone servite, obiettivi reali, differenziante, capacità del team e problema attuale
(lead scarsi? lead sbagliati? costi fuori controllo?).
Ti faccio vedere dove si perde budget: query, geografia, asset, conversioni, problemi pagina.
Non a sensazione: con esempi.
Niente “roadmap” infinite. Ti dico cosa facciamo prima e perché.
Mettiamo ordine: struttura campagne, pulizia query, paletti all’automazione, tracking vero,
e landing che regge l’investimento.
Milano cambia, i competitor cambiano, i CPC cambiano. Se nessuno guarda l’account, l’account peggiora.
Punto.
Sì. Funziona quando intercetti domanda reale, filtri query inutili, tracci bene le conversioni e mandi su una pagina che convince.
Se mandi su un sito lento e generico, spesso paghi di più e converti meno.
Dipende dal settore e dalla concorrenza. A Milano alcuni settori sono molto competitivi.
La domanda corretta è: quanto vale un cliente e qual è un costo contatto sostenibile?
Da lì si costruisce un budget minimo sensato.
Di solito per geo impostata male, corrispondenze troppo larghe o automazioni senza controllo.
Si risolve con targeting corretto, esclusioni, negativi e report geografici monitorati.
Spesso meglio partire con Search per avere controllo e capire cosa converte.
Performance Max può essere utile, ma va guidata con segnali, paletti e tracking pulito.
Non necessariamente. In settori competitivi può essere normale.
Il problema è quando CPC alto si combina con contatti scarsi o scadenti: lì di solito c’è un tema di qualità pagina, query e tracking.
Sì, ma spesso devi almeno sistemare la pagina di arrivo.
Non serve rifare tutto: serve una landing che spiega bene cosa fai, per chi lo fai, e come contattarti senza frizioni.
Sì: Milano e provincia, Pavia e provincia, Lodi e provincia.
Se il tuo business è locale, il territorio conta: concorrenza, messaggi e costi cambiano parecchio.
Se vuoi capire dove stai perdendo soldi (Milano / Pavia / Lodi), compila il form.
Nel messaggio scrivi 3 cose, così andiamo dritti:
1) zona (comune + provincia)
2) servizio/prodotto + ticket medio
3) problema attuale (lead scarsi? lead sbagliati? costi?).
Non sono la scelta giusta se cerchi “spendo 100€ e fatturo 1 milione”. Se cerchi un lavoro serio e misurabile, ci sentiamo.
Se oggi stai bruciando budget, non ti serve “un’altra campagna”.
Ti serve un sistema: numeri chiari, query sotto controllo, pagina che converte, tracking vero.
Se è questo che vuoi, compila il form.
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Leggi tutto...Scopri come il video marketing può rivoluzionare la tua strategia digitale nel 2025. Analisi e soluzioni per imprenditori e professionisti italiani.
Il mondo del marketing digitale sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Le recenti analisi mostrano un drastico calo del traffico di riferimento dai principali social media, con Facebook che ha registrato una diminuzione del 67% e X (ex Twitter) del 50% verso siti di notizie e media. Questo fenomeno non si limita al settore dell’informazione, ma coinvolge anche e-commerce e aziende di servizi.
In risposta a questa tendenza, molte aziende stanno riorientando le proprie strategie verso il video marketing. Circa il 52% dei grandi editori sta pianificando di aumentare gli investimenti in questa direzione, in particolare su piattaforme come YouTube.
Questa mossa si rivela particolarmente efficace considerando che:
1. Il tempo trascorso sulle app social per smartphone è in aumento del 17%.
2. Si prevede una spesa in-app di 233 miliardi di dollari entro il 2026.
Con l’incremento del 12% nei ricavi da acquisti in-app, è fondamentale sviluppare strategie di marketing mobile-friendly. Questo approccio permette di intercettare i clienti dove trascorrono la maggior parte del loro tempo online.
Il recente calo di traffico subito da HubSpot, passato da 13,5 a 8,6 milioni di visite mensili, sottolinea l’importanza di contenuti altamente pertinenti alla propria attività. Google sta premiando sempre più i contenuti strettamente correlati al core business aziendale.
Il caso TikTok evidenzia i rischi associati all’adozione precoce di nuove piattaforme social. Prima di investire in una nuova piattaforma, è essenziale valutarne attentamente la stabilità e l’adeguatezza al proprio business.
ChatGPT sta rapidamente guadagnando terreno nel mercato delle ricerche online, con una crescita annuale del 13%. Questo trend suggerisce che l’ottimizzazione per la ricerca basata su AI diventerà presto un elemento cruciale per il successo online.
1. Investire nel Video Marketing: Sviluppare una strategia di contenuti video per compensare il calo del traffico social organico.
2. Ottimizzare per il Mobile: Concentrarsi su pubblicità in-app e contenuti adatti ai dispositivi mobili.
3. Focalizzarsi sulla Pertinenza: Creare contenuti strettamente legati alla propria area di competenza.
4. Prepararsi per l’AI: Iniziare a ottimizzare i contenuti per la ricerca basata su intelligenza artificiale.
In un panorama digitale in rapida evoluzione, la chiave del successo risiede nella capacità di adattarsi rapidamente e di sfruttare le nuove opportunità offerte dal video marketing e dall’intelligenza artificiale.
Calo del traffico sui social nel 2025 di Alessandro De Tommaso
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